Alvento Magazine - 41

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Il numero 41 di ottobre 2025 della rivista alvento.
Il profumo dell’Africa e i Mondiali di Kigali 2025.

[alvento is a state of mind]

«La massa degli uomini conduce vite di silenziosa disperazione».

– Henry David Thoreau, Walden; ovvero Vita nei boschi (1854)

Lo sentite il profumo dell’Africa?
Impossibile non rimanerne estasiati, anche da qui dove ci troviamo, anche da lontano. Abbiamo scelto di celebrare in copertina non tanto il campione del mondo (tanto sapete già chi è…), bensì l’abbraccio di un popolo nuovo sulle strade del grande ciclismo. Strade che si incontrano con la vita, corse che intercettano la protesta, come è successo a Madrid, alla Vuelta.

«Il ciclismo non può isolarsi dal mondo, perché il suo campo da gioco è il mondo stesso: strade percorse ogni giorno da chi va a lavorare, da chi protesta, da chi festeggia. Non c’è barriera che tenga, perché la corsa non ha tetti né cancelli. È questo che la rende affascinante e, insieme, vulnerabile: i corridori vivono in una bolla, con le loro regole, i loro ritmi, ma quella bolla prima o poi tocca la realtà e deve fare i conti con essa».

E da tutto questo non può che nascere un desiderio incontrollato di partire, di mettersi alla prova, di prendersi un momento di stacco e tutto per sé stessi.

Il numero 41 di ottobre 2025 della rivista alvento.
Il profumo dell’Africa e i Mondiali di Kigali 2025.

[alvento is a state of mind]

«La massa degli uomini conduce vite di silenziosa disperazione».

– Henry David Thoreau, Walden; ovvero Vita nei boschi (1854)

Lo sentite il profumo dell’Africa?
Impossibile non rimanerne estasiati, anche da qui dove ci troviamo, anche da lontano. Abbiamo scelto di celebrare in copertina non tanto il campione del mondo (tanto sapete già chi è…), bensì l’abbraccio di un popolo nuovo sulle strade del grande ciclismo. Strade che si incontrano con la vita, corse che intercettano la protesta, come è successo a Madrid, alla Vuelta.

«Il ciclismo non può isolarsi dal mondo, perché il suo campo da gioco è il mondo stesso: strade percorse ogni giorno da chi va a lavorare, da chi protesta, da chi festeggia. Non c’è barriera che tenga, perché la corsa non ha tetti né cancelli. È questo che la rende affascinante e, insieme, vulnerabile: i corridori vivono in una bolla, con le loro regole, i loro ritmi, ma quella bolla prima o poi tocca la realtà e deve fare i conti con essa».

E da tutto questo non può che nascere un desiderio incontrollato di partire, di mettersi alla prova, di prendersi un momento di stacco e tutto per sé stessi.